
STORIA, PERSONAGGI, ARTISTI E ARCHIVIO DI FAMIGLIA
Villa Gioli a Fauglia
La dimora sorse alla fine del Settecento probabilmente come casino di caccia.
Ma è dalla seconda metà dell'Ottocento, con i fratelli Luigi e Francesco Gioli, pittori di fama, che la villa assunse gradualmente le dimensioni attuali e si avviò a divenire uno dei principali cenacoli culturali della Toscana e scenario privilegiato per l’elaborazione artistica della corrente dei “macchiaioli”. Per il suo valore storico e artistico, la villa è una dimora storica protetta dalle Belle Arti.
I caratteri che la dimora conserva sono, dunque, prevalentemente ottocenteschi.
Si tratta di un saldo blocco rettangolare a due piani di sobria impronta classica e con annessa cappella privata sul lato Est mentre sul lato Ovest s’innesta un’alta torre, coronata con un loggiato retto da un porticato di mattoni. La torre fu progettata nel 1873 con una doppia finalità: da un lato, come eccezionale punto panoramico per dominare il paesaggio della Val d’Arno e delle colline pisane, dal mare a Pisa stessa, grazie al loggiato all’ultimo piano aperto su tutti i lati; dall’altro, al penultimo piano, come atelier di pittura con ampie finestre ad arco utili a garantire un’illuminazione adeguata.






Il giardino
Un lungo viale dei tigli introduce a un parco-giardino cresciuto insieme alla dimora e sapientemente inserito con continuità nel paesaggio agrario e nel silenzio delle verdi colline, arricchito da decine di lecci secolari, da molteplici piante di rose, da innumerevoli altre piante arboree e in vaso e da grandi conche di limoni. Tra il giardino e il bosco, un grande uliveto con 380 piante tra le quali spiccano alcuni ulivi secolari.
Il cenacolo di Villa Gioli
Francesco Gioli e la moglie, Matilde Bartolommei, concepirono la villa come dimora aperta all’ospitalità e all’elaborazione culturale e il vasto parco-giardino divenne fondale non solo dei quadri di Francesco Gioli, ma di molti altri artisti che, come i macchiaioli, trovavano nella pittura all’aperto (en plein air) nuovi stimoli da trasferire sulla tela. Lo stesso Giovanni Fattori (1825-1908) trovò qui ispirazione e supporto per proseguire sulla strada che stava intraprendendo in pittura e che avrebbe cambiato il destino dell’arte italiana. Fattori iniziò a entrare nella considerazione di Francesco Gioli e Matilde Bartolommei e a frequentare la loro villa dal 1872. Fu Matilde, in particolare, che, per la sua raffinata cultura e il suo garbo di scrittrice, non mancò di giovare al promettente pittore. Fattori ricambiò eseguendo numerose opere ambientate nella tenuta, tra le quali Ragazza che cuce in giardino e Vallospoli, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze. Il sodalizio artistico tra Giovanni Fattori e Francesco Gioli portò i due amici alla scelta di esporre insieme al Salon di Parigi nel 1875.
Fu un’amicizia che durò tutta la vita: di ritorno da Parigi, Fattori eseguì un ritratto di Matilde Gioli e i suoi cani ambientato nel parco della villa di Fauglia, nell'estate del 1875.
Nel 1903 il carteggio tra Francesco Gioli e Fattori era ancora intensissimo; nel 1924 Matilde Bartolommei curò una monografia su Giovanni Fattori. Il cenacolo artistico di villa Gioli si arricchì di altre personalità: Diego Martelli (1839-1896), il critico d’arte e mecenate che “inventò” il movimento dei macchiaioli nella sua tenuta di Castiglioncello; il politico Sidney Sonnino (1847-1922), destinato a diventare primo ministro; e poi i pittori Telemaco Signorini (1835-1901) e Silvestro Lega (1826-1895). Dopo Fattori, fu proprio Silvestro Lega a trovare nella villa di Fauglia e nell’amicizia con Francesco Gioli lo stimolo a superare tristi vicende famigliari e a ricominciare a dipingere dal 1878.Grazie alle amicizie di Luigi Gioli, furono ospitati nella villa di Fauglia lo scrittore Renato Fucini (1843-1921), che chiese a Luigi numerose illustrazioni per i propri racconti (Veglie di Neri) e soprattutto il pittore livornese Giorgio Kienerk (1869-1848), il quale prese l'abitudine di trascorrere i mesi estivi nella villa di Poggio alla Farnia non lontano alla villa dei Gioli.
Personaggi e artisti

Figlia del marchese e senatore Ferdinando Bartolommei (1821-1869), uno degli uomini politici toscani più influenti dell’epoca e attore del Risorgimento, Matilde nacque a Firenze nel 1848. Dimostrò subito una naturale inclinazione all’arte e alle lettere e strinse amicizia con gli artisti che ruotavano attorno al caffè Michelangiolo di Firenze.
Fu raffinata scrittrice e, dopo il matrimonio con Francesco Gioli, divenne vera anima del salotto culturale della villa di Fauglia. Ritornò alla pittura seguendo le orme del marito Francesco e con esiti di grande intensità. Secondo la critica, infatti, “il contatto coi pittori Macchiaioli ebbe una decisa influenza sulle sue facoltà pittoriche, assimilando quel senso di immediatezza e di naturalezza che costituiscono il meglio della pittura macchiaiola” e consentendo alle opere di Matilde di essere “considerate di primissimo ordine tra le pitture del secondo Ottocento toscano” (Comanducci). Morì a Firenze il 18 marzo 1932.
https://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_Bartolommei
https://www.treccani.it/enciclopedia/ferdinando-bartolommei_(Dizionario-Biografico)/

Nacque a San Frediano a Settimo, frazione di Cascina (Pisa), il 29 giugno 1846, da Ranieri e da Rosa Del Panta. Primogenito di una famiglia benestante, studiò presso l'Accademia di Pisa quindi, dal 1863, all'Accademia di belle arti di Firenze sotto l’insegnamento di Antonio Ciseri.
Esordì come pittore nel 1868 a Firenze. Nel 1878 la sua carriera era già tracciata grazie al premio conseguito all'Esposizione internazionale di Parigi. Sposato decisamente lo spirto dei “macchiaoli”, Francesco espose a Roma e Londra, presso la Royal Academy, con Ai campi di giugno, dipinto che gli valse anche una medaglia d'argento all'Esposizione universale tenuta in questa città nello stesso anno.
Nel 1888 fu nominato professore all'Accademia di belle arti di Bologna e l'anno successivo a quella di Firenze. La sua produzione incessante non conobbe soste con il nuovo secolo esponendo con continuità in tutte le principali rassegne d’arte italiane e straniere: da Monaco, nel 1901, a Buenos Aires e Bruxelles nel 1910; e ancora presso la Royal Academy di Londra nel 1901 e nel 1913. L'importante sala personale alla Biennale di Venezia del 1914, con ben cinquantatré opere, sancì il successo internazionale di Francesco Gioli svolgendo in maniera antologica il suo percorso stilistico, dai primi passi legati alla pittura dei “macchiaioli” alle ultime tele aperte al Divisionismo e al Simbolismo. Morì a Firenze il 4 febbraio 1922.
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Gioli
https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-gioli_%28Dizionario-Biografico%29/

Nacque a San Frediano a Settimo, frazione di Cascina (Pisa), il 16 novembre 1854, da Ranieri e da Rosa Del Panta. Fratello minore del pittore Francesco, nonostante l'amore per la ricerca artistica, concluse gli studi di legge laureandosi in giurisprudenza. Questo non gli aveva impedito di seguire il proprio istinto e frequentare da giovane i corsi dell'Accademia di belle arti di Pisa.
Visse col fratello e con lui divenne assiduo degli ambienti “tardomacchiaioli”, con i quali condivise l'interesse per le scene campestri, per i soggetti maremmani e per le composizioni di animali, tradotti con stile naturalistico e con ricercata immediatezza pittorica nello studio dal vero. Diversamente da Francesco, che dall'esordio in clima pienamente macchiaiolo aveva tuttavia maturato successivamente un percorso autonomo ed eclettico, Luigi, nonostante l'assidua partecipazione alle appassionate discussioni sull'arte degli amici e colleghi nella villa di famiglia a Fauglia, rimase legato a un linguaggio strettamente toscano. Le sue opere sono per la maggior parte presenti in collezioni private.
Nel 1887 fu presente alla Biennale di Venezia con Ritorno dal pascolo, presentato nuovamente a Parigi nel 1889; sempre nel 1889 espose a Parigi e fu premiato per l'opera Scena di Maremma. Da questa data partecipò alle maggiori esposizioni nazionali e, con regolarità, a quelle della Società di belle arti di Firenze. A Milano presentò nel 1894 Nei prati e Fiera di vacche, riscuotendo sempre interesse e attenzione del pubblico e della critica. Morì a Firenze il 27 ottobre 1947.
https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Gioli
https://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-gioli_%28Dizionario-Biografico%29/

Gino Gioli era figlio di Francesco e Matilde Bartolommei; in omaggio al casato della madre, scelse col tempo di aggiungere al cognome paterno quello dei Bartolommei e, come Gino Bartolommei Gioli, firmò numerosi articoli e trattati scientifici. A differenza del padre e dello zio Luigi, infatti, Gino si dedicò alle scienze naturali e divenne docente di scienze agrarie all’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Fu grande viaggiatore e tra i massimi esperti dell’epoca dei territori africani colonizzati dall’Italia per avervi soggiornato a lungo e per aver minuziosamente studiato clima, territorio, usi, costumi, abitudini sociali e aspetti antropologici. Fu proprio durante la permanenza in Eritrea che contrasse una grave malattia che lo privò della vista. Convinto delle potenzialità di sviluppo economico di questi territori diede ampio resoconto dei suoi studi nelle memorie pubblicate per l’Accademia dei Georgofili di Firenze, dove fu eletto prima come Socio corrispondente (1901), successivamente come ordinario (1903) e infine come Socio emerito (dal 10 gennaio 1926). La sua conoscenza delle colonie italiane africane gli permise di avanzare, sin dal 1904, un progetto per la fondazione dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare, pensato sul modello delle analoghe istituzioni presenti in Germania, in Francia, in Belgio, in Olanda e nel Regno Unito. Nella concezione di Gino Gioli, l’istituto avrebbe dovuto rappresentare uno strumento per far uscire dal dilettantismo la politica coloniale italiana (che fino a quel momento non era stata in grado di cogliere, valorizzare, potenziare ed investire nei territori d’Oltremare) perché concepita e realizzata per rispondere efficacemente alle sollecitazioni provenienti dalle colonie stesse. L’Istituto Agricolo Coloniale fu ufficialmente inaugurato il 22 gennaio 1907. Gino Gioli sposò Gabriella del Corona e con lei continuò a frequentare e a prendersi cura della villa di Fauglia.
Archivio
Recentemente riorganizzato per essere messo a disposizione degli studiosi, l’archivio di famiglia di Villa Gioli riflette la complessità degli intrecci famigliari, la varietà degli interessi dei personaggi che hanno animato la storia della casa e documenta la storia di Fauglia grazie alla presenza di numerosi documenti antichi (fine del Settecento/prima metà dell’Ottocento) riguardanti vaste proprietà agricole non solo di stretta pertinenza della villa.
Nelle carte, infatti, si trovano numerosi riferimenti e versamenti dell’archivio della famiglia Bartolommei (di cui Matilde fu l’ultima esponente).
La sezione dei pittori Francesco e Luigi Gioli rappresenta davvero un nucleo fondamentale per la ricostruzione della storia del movimento dei “macchiaioli”, specchio perfetto della centralità del cenacolo culturale della villa secondo solo, forse, a quello della villa Martelli di Castiglioncello e ancora da indagare in tutte le sue complesse sfaccettature. Dalle carte di Francesco e Luigi Gioli conservate in villa, infatti, provenivano le settanta lettere di Diego Martelli ai fratelli Gioli donate da Matilde Bartolommei alla Biblioteca Marucelliana di Firenze e alla base di studi critici sull’arte toscana della seconda metà dell’Ottocento. L’archivio di famiglia conserva ancora documentazione non studiata sui due pittori, da manoscritti inediti a un ricchissimo repertorio di riproduzioni fotografiche delle opere.
La sezione dedicata alla figura di Gino Bartolommei Gioli è altrettanto ricca per carteggi, libri di studio, studi, manoscritti e soprattutto per le numerose fotografie di fine dell’Ottocento delle sue perlustrazioni in Africa: un patrimonio di grande valore scientifico. L’archivio è corredato da una sezione fotografica.
Accoglienza
Famiglie, gruppi di amici, studiosi e appassionati d’arte possono soggiornare a villa Gioli da maggio a ottobre immergendosi in un ambiente armonico dove natura e cultura dialogano tra loro da secoli.
L’intera villa viene affittata ad uso esclusivo con le sue sei camere da letto e cinque bagni. E’ possibile accedere alla torre e visitare sia lo studio dei pittori che l’altana dalla quale si gode un panorama meraviglioso. La piccola cappella, ancora consacrata, può essere utilizzata per le cerimonie.
Nel corso della sua storia, Villa Gioli ha rivestito un ruolo di particolare importanza nel territorio di Fauglia e dintorni grazie ai personaggi che l’hanno abitata: la villa è dunque un comodo punto di partenza per esplorare le realtà vicine a testimonianza di questo legame profondo. Tra queste, oltre alle città vicine come Pisa e Livorno, dove si trova il Museo Fattori, il Museo Giorgio Kienerk a Fauglia, la cittadina di Castiglioncello, vicino al mare, dove risiedeva il famoso critico d’arte Diego Martelli, e Firenze , città d’arte per eccellenza, dove i quadri dei fratelli Gioli sono visibili al Museo degli Uffizi e a Palazzo Pitti. La Biblioteca Marucelliana, conserva inoltre l’intera donazione della corrispondenza tra Diego Martelli e i fratelli Gioli.












Valentina
"Dans cette magnifique villa la beauté, l’histoire et la sérénité vous donnent un cadre parfait pour des vacances réussies."
Micheal and Marifel
"It was an absolute honor to have the pleasure of staying in such an enchanting little piece of Tuscany. Grazie a million times for allowing us to be a part of Villa Gioli’s history."
Ascanio e Benedetta
“A Villa Gioli si respira il tempo lento della Toscana di una volta e il bello circonda i suoi ospiti con limpida energia.”